
SCHEDA CONFLITTO
Circa 2500 anni fa:
il Lago Ciad era grande quanto le odierne Grecia e Iugoslavia messe assieme.
Il clima era molto più umido e abbondavano gli animali selvaggi.
Le prime popolazioni della zona erano di tipo nomade e praticavano la
caccia. Questi cacciatori iniziarono ad allevare il bestiame in insediamenti
che più tardi si trasformarono in città protette da mura.
Questi gruppi, che si chiamavano Sao, svilupparono la pratica scultorea
del bronzo “a cera persa” ed erano molto abili nella lavorazione
della terracotta.
Prima del IX secolo:
alcune popolazioni si trasferirono in questa zona dalla valle del Nilo;
in un primo tempo si mescolarono ai Sao con matrimoni misti, poi li sopravanzarono.
Lo stato di Kanem, fondato in questa regione, durò per 1000 anni.
Nei tre secoli successivi il fiorente commercio del sale, degli schiavi,
del rame e dell’oro attirò commercianti dal Mediterraneo
e dal basso Nilo.
1200: l’islamismo
era la religione predominante. Il regno si espanse grazie al duro lavoro
degli schiavi.
XVII secolo: il Kanem-Bornu
era ormai diventato un “impero”. Contemporaneamente erano
sorti altri due regni arabi fondati sul commercio degli schiavi. Questi
controllavano le rotte commerciali e facevano incetta di schiavi tra le
popolazioni del sud, in particolare tra gli africani neri, che erano il
principale obiettivo dei predoni. Gli schiavi venivano venduti al prezzo
di un cavallo e persino i poveri pescatori arabi sul Lago Ciad ne possedevano
un paio. In media, uno su cinque moriva di freddo, fame o malattia lungo
il tragitto verso le zone commerciali controllate dagli arabi.
1812: il popolo dei Fulani
saccheggia la capitale. Crollo dell’impero Kanem-Bornu.
fine del XIX secolo:
la feccia del colonialismo francese arriva nel Ciad e abolisce la schiavitù;
i colonialisti divennero inevitabilmente gli eroi delle martoriate popolazioni
del sud. Assunto il controllo del paese, i francesi lo abbandonarono velocemente,
facendo del Ciad la più trascurata di tutte le colonie dell’Africa
francese. Nonostante le defezioni, tuttavia, lo spirito coloniale francese
sopravvisse. I francesi concentrarono i loro sforzi nel fertile sud, dove
crearono piantagioni di cotone e imposero tasse e un sistema di quote.
Se nel nord non furono mai ben accetti, ben presto persero la loro popolarità
anche nel sud.
seconda guerra mondiale:
gli abitanti del nord, cui non erano state offerte le stesse opportunità
di studiare degli abitanti del sud, persero anche la fascia di Aozou,
lungo il confine settentrionale con la Libia.
1960: il Ciad ottiene
l’indipendenza. In quest’epoca il paese era controllato dagli
abitanti del sud, cosa che infastidiva non poco gli abitanti del nord,
che vedevano gli africani neri o come sottoposti o come schiavi, ma non
certo come leader. L’indipendenza arrivò in un periodo di
instabilità politica e di debolezza economica e, con le ondate
di siccità che si susseguirono nel paese a partire dagli anni ‘60,
la situazione non poté far altro che peggiorare. Il malcontento
generale si trasformò in guerra civile. Il governo degli africani
neri bandì i partiti dell’opposizione e perpetrò omicidi
di massa. Alle proteste seguirono nuove stragi.
Passando da una repressione militare a un tentativo di colpo di stato,
il Ciad si trovò così nella stessa situazione dei paesi
del nord francofono e dell’Africa centrale.
1968: le truppe francesi
vengono chiamate in causa per fermare i combattimenti tra il governo e
un gruppo di guerriglieri chiamato Frolinat.
1971: interviene anche la Libia, fornendo armamenti ai
ribelli.
Il governo tentò quindi di sedare i rivoltosi rilasciando i prigionieri
politici. Accettò anche l’offerta del leader libico Gheddafi,
che promise di non appoggiare oltre i guerriglieri se il Ciad avesse ritirato
le proprie rivendicazioni sulla fascia di Aozou.
Il leader Tombalbaye approvò l’operato del governo, ma in
seguito perse la ragione e in preda a una furia voodoo e nazionalistica
costrinse l’intera popolazione a cambiare i propri nomi con nomi
africani tradizionali e sottopose gli impiegati statali e i militari a
riti di iniziazione yondo tipici della sua tribù. Chiunque si fosse
rifiutato sarebbe stato giustiziato per direttissima.
1975: Tombalbaye viene
assassinato durante un colpo di stato militare.
Gheddafi ricominciò a fornire armamenti al Frolinat, ma l’organizzazione
era dilaniata da lotte intestine.
I ribelli arabi diedero vita a tre o quattro gruppi scissionisti, uno
dei quali capeggiato da Hissène Habré. Questi fu espulso
dal Frolinat e continuò a combattere con il suo esercito composto
da 500 persone.
La Libia incrementò gli aiuti e il Frolinat arrivò a 250
km da N’Djamena. Ma intervenne nuovamente la Francia, che sconfisse
il Frolinat e instaurò un duplice comando, con Habré in
qualità di presidente e il capo di un’altra tribù,
Malloum, come capo di stato.
1979: la Francia si ritira
e la situazione, già precaria, precipita. Nella lotta per il potere
tra Habré e Malloum, persero la vita migliaia di persone. La Francia
chiese allora le dimissioni di entrambi i leader e la pace fu restaurata
per alcuni mesi. Tuttavia, con la capitale occupata da ben cinque eserciti
diversi, non passò molto tempo che si ricominciò a combattere.
La seconda “battaglia di N’Djamena” fu vinta da un esercito
di 2000 persone addestrate in Libia.
Il nuovo governo filolibico durò sei mesi.
1982: le truppe di Habré
marciano nuovamente vittoriose sulla città.
Il Frolinat, respinto verso nord, continua l’attività.
1984: una terribile siccità
colpisce il paese. É possibile attraversare il lago a piedi e oggi,
all’estremità settentrionale del paese, nella zona desertica
un tempo occupata dal lago e dalla spiaggia, gli archeologi hanno scoperto
una ricca varietà di fossili e incisioni nella roccia realizzate
dai cacciatori Sao.
1985: il leader del Frolinat
è arrestato dalle autorità libiche per tradimento. Pian
piano tutti i ribelli iniziarono a combattere contro la Libia, trasformando
la guerra civile in un conflitto internazionale.
Con l’appoggio della Francia e degli Stati Uniti, i ciadiani respinsero
i libici nella regione del Tibesti.
Gheddafi firmò un accordo con il quale rinunciava alla fascia di
Aozou, ricca di minerali, e apparentemente la guerra finì. Tuttavia,
quando esplose un aereo proveniente da N’Djamena con a bordo, fra
gli altri, la moglie dell’ambasciatore statunitense, molti ritennero
responsabile la Libia.
1990: Habré non
era molto abile come leader nazionale. I suoi consiglieri più fidati,
delusi dalla sua condotta, complottarono per destituirlo: Habré
fu sostituito da Idris Déby, un consigliere militare. Il giorno
prima di lasciare il paese, in un momento di follia omicida, il volubile
Habré ordinò l’esecuzione di 300 prigionieri politici.
inizio 1992: Habré
riuscì a rientrare per un breve periodo nel Ciad, conquistando
due città vicino al Lago Ciad prima che le truppe governative e
i paracadutisti francesi riuscissero a respingerlo.
1992-1993: in questo periodo ci furono cinque tentativi di colpo di stato
e numerose repressioni. Durante una di queste, a seguito di un massacro
presumibilmente perpetrato dalle truppe governative, 15.000 civili fuggirono
nella Repubblica Centrafricana.
1998: l’ex ministro
della difesa, Youssouf Togoimi (divenuto leader del Movimento per la democrazia
e la giustizia in Ciad) combatte contro il governo.
giugno 2000: la banca
mondiale concede un prestito, di oltre 200 milioni di dollari, per costruire
una conduttura del valore di 3,7 miliardi di dollari che veicola petrolio
dal Ciad al Camerun. Si valuta che i redditi garantiti dalla conduttura
ammonteranno a più di 2,5 miliardi di dollari per i prossimi trent’anni.
Ma il timore degli ecologi è che il gigantesco progetto nuocerà
alle foreste pluviali, mentre le organizzazioni non governative ritengono
che ne trarranno vantaggio soltanto le compagnie petrolifere e l’élite
politica del Ciad e del Camerun.
La banca mondiale, tuttavia, ha obbligato il Ciad a investire l'80% dei
redditi risultanti dal petrolio in formazione, salute, infrastrutture
e progetti di assistenza sociale dei quali il paese ha disperatamente
bisogno.
gennaio 2002: nonostante
le parti abbiano dichiarato il cessate il fuoco, sono stati segnalati
scontri nel nord del paese.
6 agosto 2002: l’esercito
del Ciad, con carri armati, missili terra-terra, artiglieria pesante oltrepassa
il confine, attaccando le truppe centrafricane. Bozizé continua
a trovare riparo nel Ciad e vi sono stati nuovi scontri tra i due eserciti
confinanti a settembre.
settembre 2002: Questa
volta sono state le truppe centrafricane a varcare il confine, attaccando
il villaggio di Tissi.
25 ottobre 2002: nella
Repubblica Centrafricana scoppia la guerra civile e circa 30.000 profughi
centrafricani hanno chiesto il permesso di fermarsi in Ciad per almeno
altri quattro anni e di poter coltivare la terra per autosostentarsi.
dicembre 2002: le speranze
di riconciliare i contendenti e di stabilizzare la regione sono affidate
a una forza di interposizione inviata dalla CEMAC (Comunità Economica
e Monetaria dell'Africa Centrale).
maggio 2003: Idriss Déby
è stato rieletto presidente ma i candidati dell’opposizione
hanno chiesto l’annullamento dei risultati che sono stati alterati
da frodi e da intimidazioni.
Ma la Corte Costituzionale ha confermato tutti i risultati ufficiali.
Amnesty International ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani
verificatisi prima e dopo le presidenziali con incursioni contro le riunioni
dei candidati dell’opposizione e dei loro sostenitori, un uso eccessivo
della forza nel disperdere decine e decine di donne riunitesi davanti
all’ambasciata francese, nella capitale, per presentare una dichiarazione
contro la gestione delle elezioni.
Da quando il pragmatico presidente Déby
ha preso il potere, in tutto il Ciad regna qualcosa che assomiglia all’ordine
ma non è ancora pace.
Esistono tuttora numerosi punti caldi lungo le frontiere con la Libia
e il Sudan; è zona di guerra il confine con la Repubblica Centrafricana,
a causa del conflitto che oppone il presidente centrafricano Ange-Felix
Patassé a François Bozizé, l’ex capo delle
forze armate.
Bozizé, che ha soggiornato a lungo in Ciad, è accusato da
Patassé di minacciare nuove infiltrazioni di truppe del Ciad nel
territorio della Repubblica centraficana.
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