
SCHEDA CONFLITTO
1968:
la Guinea Equatoriale ottiene l’indipendenza
dalla Spagna, dopo 190 anni di dominio spagnolo. Il paese viene governato
Francisco Nguema,
1979: con un colpo di
stato sale al potere il presidente Teodoro Obiang Nguema, nipote del precedente.
Dalla sua indipendenza il paese è governato da due persone della
stessa famiglia, il cui potere è esercitato attraverso grossi abusi
di diritti umani, così come testimoniato da molte organizzazioni
di diritti umani, che hanno definito il paese come uno dei peggiori per
quanto riguarda questo aspetto.
1991: la Guinea Equatoriale diventa nominalmente una
democrazia costituzionale, anche se in realtà è governato
in modo autoritario.
1995: scoperta di giacimenti
di petrolio intorno all’isola di Bioko, che ha permesso al paese
di divenire uno dei principali produttori di petrolio dell’Africa.
Ad oggi, infatti, la Guinea Equatoriale è passata a produrre da
0 a 500.000 barili al giorno. Il petrolio è divenuto perciò
la maggior fonte di ricchezza del paese ed ha permesso una forte crescita
economica negli ultimi anni.
Esso rappresenta anche il principale fattore delle attenzioni di vari
stati come la Francia, la Spagna, l’Inghilterra, gli Usa oltre che
Stati africani più potenti.
Soprattutto l’interesse degli Stati Uniti verso questo paese è
andato crescendo, come testimoniano i contatti tra il presidente Bush
ed il suo omologo guineano.
Contemporaneamente avviene la scoperta di alcuni importanti giacimenti
nei fondali attorno all’isolotto di Mbagné, conteso insieme
ad altri isolotti della costa dallo stato del Gabon. La competizione per
il greggio mette a rischio l’equilibrio della zona. L’Onu
dovrà a breve pronunciarsi sul possesso delle aree contese.
1996: elezioni presidenziali
con risultato plebiscitario a favore del presidente Obiang.
2002: elezioni presidenziali,
Obiang risulta rieletto.
Nel paese domina la corruzione governativa e l’opposizione politica
viene imprigionata e torturata, mentre i membri dei partiti di opposizione
legali sono complici e addomesticati al potere, o cooptati dal partito
di governo, operazione, questa, facilitata anche dagli enormi proventi
derivanti dal petrolio. Inoltre il presidente ha creato un vero e proprio
culto della personalità intorno alla sua figura come dimostra il
fatto che la televisione e la radio di Stato equiparano spesso il presidente
ad una divinità, affermando che egli è costantemente in
contatto con Dio.
La nazione intanto continua a perdere posizioni nella classifica dello
sviluppo umano: nel paese la repressione e la violenza costituiscono le
pratiche fondamentali del potere e inoltre vi è carenza generalizzata
di formazione delle risorse umane qualificate, costrette all’esilio
dalla politica repressiva del presidente, persistenza di pratiche clientelari,
assenza di una delimitazione chiara di competenze tra i tre poteri dello
Stato.
marzo 2004: all’aeroporto
di Harare, in Zimbabwe, vengono arrestati più di 60 mercenari che
preparavano un golpe, dopo che il Boeing 727 che li trasportava è
atterrato sul suolo del paese africano, proveniente dal Sudafrica.
Gli uomini chiave del complotto sono l’inglese Simon Mann, un passato
nella SAS, le forze speciali britanniche, ed ex dirigente della Executive
Outcomes, una delle più famose società fornitrici di mercenari,
e Nick Du Toit, anch’esso esponente di spicco del mercato mercenario
africano, oltre che accusato dalla stampa di essere coinvolto nel traffico
di stupefacenti.
Il golpe fallito prevedeva la sostituzione dell’attuale presidente
con il leader dell’opposizione in esilio a Madrid, Severo Moto che
aveva già tentato di organizzare un colpo di Stato nel 1997.
Ad organizzare l’operazione, il mediatore petrolifero libanese Ely
Khalil ma anche Mark Thatcher, figlio della ex premier britannica, che
deve essere processato in Sudafrica con l’accusa di avere finanziato
il putsch in violazione delle leggi sudafricane.
Sotto accusa sono anche i servizi d’Intelligence americani, britannici
e spagnoli, come dimostra la dichiarazione del ministro degli esteri inglese
Jack Straw che ne ha parlato alla Camera dei Comuni, ammettendo che già
nel gennaio 2004 Londra sapeva del tentativo di colpo di Stato ed altri
recenti colpi di scena.
Il processo a carico dei 65 mercenari arrestati in Zimbabwe si è
concluso con la condanna del leader del gruppo, il britannico Simon Mann,
a sette anni di prigione, mentre i suoi compagni a pene più lievi.
L’altro processo, quello alle 19 persone arrestate in Guinea Equatoriale,
si è invece risolto con la condanna a 36 anni per Du Toit ed a
63 anni per Severo Moto, per il quale la pubblica accusa aveva chiesto
la condanna a morte .
marzo 2004: le elezioni
legislative vedono la schiacciante vittoria del Democratic Party of Equatorial
Guinea (PDGE), il partito del presidente e degli otto partiti alleati.
Oggi i due terzi delle concessioni petrolifere
del paese africano sono affidate a compagnie americane, con la ExxonMobil
a fare la parte del leone, e i giacimenti sono difesi da guardiacoste
formati dalla Military Professional Resources Inc, società privata
guidata da ex ufficiali del Pentagono.
L’economia del paese è dipendente quasi interamente dal petrolio,
però i proventi derivanti dalla vendita di questa risorsa restano,
come ha affermato il presidente Obiang al FMI, Fondo Monetario Internazionale,
“segreti di Stato” o sarebbe meglio dire “di famiglia”,
visto che a beneficiare di questo denaro non è la popolazione che
vive per l’85% nelle bidonville e in condizioni di estrema povertà.
Quindi le ricchezze naturali di cui gode il paese contrastano con le condizioni
di vita della maggior parte della popolazione: infatti alla ricchezza
favolosa della famiglia di Obiang, si contrappone un quadro della popolazione
piuttosto desolante.
La mancata redistribuzione delle risorse colpisce in primo luogo il soddisfacimento
delle necessità primarie: l’approvvigionamento dell’acqua,
dell’energia elettrica o la creazione di strutture e sviluppo in
settori quali quello sanitario e dell’educazione.
Inoltre la scoperta del petrolio ha comportato nuove richieste di indipendenza
da parte dei separatisti del Movement for the Self-Determination of Bioko
Island, ed ha anche intensificato la rivalità tra la popolazione
dell’isola, a maggioranza Fang, la stessa etnia del presidente Obiang,
e la minoranza Bubi, nativa di Bioko. Proprio il controllo dell’oro
nero sembra essere stato il possibile motivo del tentato colpo di Stato
che ha finito peraltro per scatenare quasi una crisi regionale.
Il presidente Obiang è comunque riuscito a sopravvivere politicamente
anche a questo tentativo di deposizione, anche se la situazione interna
del paese continua a rimanere instabile.
Infatti la competizione per il controllo del petrolio e le notizie riguardanti
un cattivo stato di salute del presidente, costituiscono tutte delle eventuali
minacce alla leadership di Obiang ed alla stabilità del paese in
generale.
Quasi tutti tra membri del governo e collaboratori sono membri della sua
famiglia o del suo clan. Il controllo sullo Stato è completo, non
solo attraverso l’esercito e le forze di polizia, dove la maggior
parte dei posti chiave risultano nelle mani del clan di Mongomo, ma anche
monopolizzando i ministeri chiave del paese: i figli del presidente, i
fratelli, i nipoti, gli zii fanno infatti parte del governo o hanno posti
chiave all’interno del partito di governo.
Un’improvvisa morte del presidente potrebbe far scaturire, quindi,
una lotta per il potere, anche perché non è chiaro chi dovrebbe
succedergli.
Il successore designato, il figlio maggiore di Obiang, Teodorin, infatti,
ha molti detrattori all’interno dello stessa leadership di governo
e della sua stessa famiglia, che non lo considerano come il successore
adatto.
Intanto il presidente Obiang ha nominato un nuovo gabinetto di governo
con la nomina di un nuovo primo ministro, Miguel Abia Biteo Borico, che
ha annunciato il desiderio di attuare delle riforme: la nomina di quadri
più giovani e qualificati dei loro predecessori che serviranno
per realizzare gli ambiziosi progetti di infrastrutture e di sviluppo.
Tali progetti che sono necessari per lo sviluppo del paese, corrono però
il rischio di non esser realizzati se la linea politica del presidente
non muterà: infatti ad oggi il paese continua ad essere un luogo
di tortura, di loschi traffici, in particolare droga oltre che l’accusa
di essere al centro del traffico di bambini tra Benin, Nigeria e Gabon,
e di corruzione che non permette alla popolazione di avere i benefici
derivanti dalla vendita di petrolio.
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