
SCHEDA CONFLITTO
1895
Theodor Herzl giornalista ebreo di nazionalità ungherese sotto
la spinta dell'ondata di antisemitismo dilagante in Europa e fomentata
dall' ”affare Dreyfuss” pubblica il libro Judenstaat (Lo Stato
Ebraico) attraverso cui rivendica il diritto del popolo ebraico di tornare
nella sua patria storica.
1897 Si riunisce a Basilea
il primo congresso del neonato movimento sionista (dal nome di Sion, l'originale
cittadella ebraica di Gerusalemme), che da il via alla ripresa dell'immigrazione
ebraica in Palestina. Al momento gli ebrei residenti in Palestina erano
56.000, vale a dire l' 8% della popolazione.
Maggio 1916 Accordi segreti
tra Francia e Gran Bretagna per la spartizione del Medio Oriente siglati
con l'accordo Sykes-Picot dal nome dei due negoziatori.
2 Novembre 1917 Viene diramata la Dichiarazione Balfour,
dal nome del ministro degli esteri britannico, il quale per assicurarsi
il sostegno politico ed economico delle comunità ebraiche, a sostegno
del primo conflitto mondiale e della presenza strategica inglese tra Suez
ed il Golfo Persico, dichiara per conto del governo inglese che: “
Il governo britannico è favorevole allo stabilimento in Palestina
di un focolare nazionale (national home) per il popolo ebraico”.
1° Luglio 1920 Londra
ottiene il Mandato della Società delle Nazioni sul territorio Palestinese,
la Palestina passa così dal dominio ottomano a quello coloniale
inglese.
1921 Nasce la Haganah,
in ebraico Forza di Difesa, è il primo simulacro di esercito ebraico,
oggi IDF (Israeli Defence Force). Contemoraneamente nascono anche due
organizzazioni ebraiche clandestine e terroristiche: l'Irgun Zwai Leumi
(in ebraico “Organizzazione militare nazionale”)dove si farà
le ossa il futuro primo ministro di destra Menahem Begin, e la Lehi (iniziali
ebraiche per “Combattenti per la libertà di Israele) meglio
nota come Banda Stern, dal nome del fondatore, dove si formerà
il futuro premier di destra Izac Shamir.
1929 Il numero di ebrei
presenti in Palestina supera le 150.000 presenze, la tensione tra le due
comunità, ebraica e palestinese, cresce costantemente e con essa
aumentano gli episodi violenti di tipo settario. Tra il 23 ed il 26 Agosto
del 1929 nel corso di una serie di scontri a Gerusalemme ed Hebron muoiono
complessivamente 249 persone a seguito di scontri armati tra ebrei, palestinesi
e truppe inglesi; le organizzazioni armate ebraiche combattono ormai dichiaratamente
contro palestinesi e truppe inglesi con attacchi ed attentati di tipo
stragista. Nasce in quel periodo anche il primo gruppo armato palestinese
guidato dallo sceicco Ezzidin el Qassem che verrà ucciso dagli
inglesi in un'imboscata nel 1936.
1936-1939 Nel 1936 gli ebrei giunti in Palestina sono
oltre 400.000, dopo l'uccisione dello sceicco El Qassem, il neo-costituito
Alto Comitato Arabo indiceuno sciopero generale che paralizza il paese,
è la scintilla da cui nasce un triennio di scioperi, attentati,
scontri che vanno sotto il nome di Grande Rivolta Araba, al termine della
quale si conteranno 5 mila morti da parte araba oltre ad un centinaio
di condanne a morte per impiccagione emesse dai tribunali inglesi e tutte
eseguite in ossequio alla miglior tradizione coloniale britannica.
Maggio 1939 L'accresciuta
importanza del petrolio come risorsa energetica costringe il Regno Unito
a fare importanti concessioni ai paesi arabi. La Gran Bretagna pubblica
un "libro bianco" dove si impegna ufficialmente ad arginare
l'immigrazione ebraica in Palestina. Cresce di concerto l'immigrazione
clandestina.
1944 L'Irgun Zwai Leumi
e la Banda Stern uccidono in un attentato al Cairo il Residente Britannico
Lord Moyne. La Haganah aveva scelto la strada della collaborazione con
gli inglesi impegnati nel secondo conflitto mondiale, al fine di acquisire
meriti presso la Corona per chiedere, a conflitto terminato, un primo
simulacro di stato ebraico. Le due organizzazioni terroristiche ebraiche
continuarono invece a mietere vittime tra gli inglesi ed i palestinesi,
il 22 Luglio 1946 l'Irgun Zwai Leumi fece saltare in aria un'ala dell'Hotel
King David di Gerusalemme dove aveva sede il quartier generale britannico,
i morti furono 91 tra arabi ed inglesi, l'attentato fu pianificato da
Menahem Begin futuro premier di Israele.
Aprile 1947 La Gran Bretagna,
incapace di mantenere il controllo su una situazione esplosiva e già
sufficentemente degenerata, annuncia il suo disimpegno ufficiale dalla
Palestina Mandataria.
29 Novembre 1947 Con
33 voti a favore, 13 contrari e 10 astenuti viene approvata la Risoluzione
N° 181 dell'O.N.U. sulla spartizione della Palestina. Si tratta di
una decisione salomonica che non tiene in alcun modo conto del contesto
reale ed effettivo della situazione e di fatto scontenta tutte le parti
in causa. Il piano di spartizione prevedeva la nascita di tre zone: uno
Stato Arabo, uno Stato Ebraico ed una zona internazionale di Gerusalemme
e Betlemme sotto il controllo diretto delle Nazioni Unite. Lo Stato Ebraico,
secondo la risoluzione 181 si sarebbe dovuto estendere sul 56,47% del
territorio palestinese che al tempo aveva una popolazione di 498 mila
ebrei e 497 mila arabi; allo Stato Arabo sarebbe spettato il 42,88% del
territorio con una popolazione di 725 mila arabi e 10 mila ebrei; la Zona
Internazionale di Gerusalemme e Betlemme sarebbe sorta sul restante 0,65%
del territorio con una popolazione di 105 mila arabi e 100 mila ebrei.
Appare chiaro da subito come fosse palese la volontà di lasciare
il minor numero possibile di ebrei in territorio arabo mentre non ci si
curò minimamente del contrario. Il piano delle Nazioni Unite venne
accettato dai dirigenti sionisti, dato che legittimava le loro richieste
anche se non le accontentava in tutto, al momento del voto tuttavia le
forze armate ebraiche già occupavano ampie porzioni dello stato
arabo. Da un lato il piano venne osteggiato dai palestinesi, che non intendevano
rinunciare ad oltre metà delle loro terre, dall'altro vide l'opposizione
dei paesi della lega araba, controllati dalle ex potenze coloniali Francia
ed Inghilterra, che si opponevano in realtà più che al piano
di spartizione, alle posizioni dell'Unione Sovietica, favorevole al piano
stesso e primo paese a riconoscere ufficialmente lo stato di Israele dopo
la sua proclamazione.
1948 La nascita, per
proclamazione unilaterale dello stato di Israele non ferma le azioni terroristiche
dei gruppi armati sionisti terroristi e non. Mentre la Haganah lanciava
una serie di attacchi contro i villaggi arabi, l'Irgun Zwai Leumi e la
Banda Stern continuavano a seminare bombe tra la popolazione palestinese.
La risposta palestinese si materializzò attraverso i gruppi armati
esistenti e che facevano capo ad Abdel Khader Husseini e che vennero affiancati
dall'Armata Araba di Liberazione comandata dal generale iracheno Fawzi
el Khauki. In pochi mesi nel 1948 le forze ebraiche occuparono una serie
di centri e località assegnate dal piano di spartizione delle Nazioni
Unite allo Stato Arabo, si trattava dei prodromi a quella che gli israeliani
chiamano “guerra di indipendenza” e che diede vita al primo
esproprio di massa di terre, diritti e dignità per la popolazione
palestinese.
9 Aprile 1948 A Deir
Yassin, piccolo villaggio di 300 abitanti situato nelle alture ad ovest
di Gerusalemme come gli israeliani decidono di compiere una "azione
esemplare" per convincere i palestinesi ad abbandonare collettivamente
la zona. La spedizione è organizzata ed eseguita dal capo dell'Irgun,
Menachem Begin. Le sue truppe circondano il villaggio ed uccidono sistematicamente
250 abitanti: uomini, donne e bambini. Di proposito la notizia viene sparsa
in tutti i villaggi, utilizzando i pochi superstiti, e organizzando conferenze
stampa, riproduzioni fotografiche del villaggio distrutto, e volantini
incitanti a fuggire. Inizia allora l'esodo in massa dei palestinesi. Lo
stesso Begin, capo del governo racconta: "Dappertutto siamo stati
noi i primi a passare all'azionee gli arabi, spaventati, hanno cominciato
a fuggire. L'Haganah compiva attacchi vittoriosi su altri fronti, mentre
le forze ebraiche continuavano ad avanzare verso Haifa come un coltello
nel burro. Presi dal panico, gli arabi scappavano gridando: "Deir
Yassin"
15 Maggio 1948 Alla mezzanotte
del 14, in concomitanza con il ritiro delle ultime truppe inglesi, Ben
Gurion ed i dirigenti sionisti proclamano l'indipendenza di Israele, dopo
che ampie porzioni dello stato arabo erano state occupate e dopo che numerosi
palestinesi erano stati costretti alla fuga o massacrati. Il giorno successivo
gli eserciti di Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq varcarono i confini
della Palestina e puntarono sulle principali città israeliane.
Il 10 giugno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite impose una
tregua di ventotto giorni che arrestò un'avanzata araba ormai esaurita
e diede modo alle forze israeliane di riarmarsi e riorganizzarsi.
8 Luglio 1948 Le forze
sioniste lanciarono una violenta controffensiva che consentì loro
di liberare numerose località, dieci giorni dopo le Nazioni Unite
imposero una seconda tregua ed il compito di mediatore fu assegnato al
Conte Folke Bernardotte, già presidente della Croce Rossa Svedese,
la Banda Stern, comandata da Yitzhak Shamir, lo uccise il 17 Settembre
a Gerusalemme, dando il via ad una terza fase della guerra Arabo Israeliana.
5 Gennaio 1949 Dopo la
seconda offensiva della Haganah, mirata a “svuotare” le località
occupate dalla popolazione araba, venne imposta dal Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite una terza tregua, accettata anche dall'Egitto che
il 24 Febbraio siglò l'armistizio con Israele, seguirono nelle
settimane successive le firme di Libano, Giordania e Siria, mentre un
corpo di osservatori delle Nazioni Unite fu chiamato a vigilare sulle
linee armistiziali. Con la fine delle ostilità Israele controllava
il 78% del territorio palestinese con confini provvisori (linee armistiziali)
che rimasero inalterate fino al 1967; del rimanente 22% la Striscia di
Gaza restava affidata all'amministrazione egiziana, la Cisgiordania con
Gerusalemme-est veniva unilateralmente annessa dalla Giordania il cui
sovrano Abdallah I° si proclamò “Re di Giordania e di
tutta la Palestina” nel Dicembre del 1948, tale scelta gli costò
la vita nel 1950 poiché venne assassinato da un palestinese mentre
camminava nella Spianata delle Moschee tenendo per mano il nipote e futuro
re Hussein. La Guerra arabo-israeliana causò oltre 6000 caduti
da parte israeliana, 2000 tra gli eserciti regolari di Iraq, Giordania,
Egitto Libano e Siria, e 13000 morti tra i palestinesi. I profughi palestinesi
fuggiti nei paesi confinanti furono oltre 750mila, a questi si aggiunsero
più di 200mila palestinesi destinati a vivere come minoranza discriminata.
1950 Israele promulga
due leggi sull'implementazione dei flussi migratori ebraici. La Legge
"Del ritorno" consente ad ogni ebreo, con una semplice domanda,
di acquisire la nazionalità israeliana e risiedere in Israele.
Fra il 1948 e il 1951 si verificano 700.000 nuovi arrivi. Attualmente
continuano ad arrivare circa 70.000 nuove persone ogni anno. La Legge
"Sulle proprietà degli assenti" consentì l'esproprio
ed il futuro possesso delle terre dei profughi palestinesi fuggiti altrove.
Ottobre 1956 Durante
la crisi di Suez con la scusa di contrastare le continue azioni armate
l'IDF occupa militarmente la striscia di Gaza ed invadono il Sinai, violando
la sovranità egiziana, si ritireranno solo nel Marzo del 1957
1950-1964 Sono gli anni
della stagnazione, in cui il popolo palestinese faticò ad avere
sia una leadership, sia organizzazioni autonome in grado di attivarsi
per promuovere istanze di tipo emancipativo. Le azioni armate all'interno
dello stato di Israele, in questi anni vennero orchestrate segretamente
dai governi dei paesi arabi confinanti più che da gruppi autonomi
palestinesi. In particolar modo fu l'Egitto di Nasser a cui dal 1963 si
affiancò la Siria dopo l'ascesa del partito Baas, mentre la Giordania
scelse rispetto ai rapporti con lo stato ebraico la non belligeranza.
Le unità armate avevano base nella Striscia di Gaza, contro cui
a partire dal 1950 si scatenò la rappresaglia israeliana. Dopo
la sciagurata avventura coloniale franco-britannica a Suez nel 1956, appoggiata
da Israele, che partecipò direttamente alle operazioni militari,
Nasser si convinse di conferire maggior credito alla “carta palestinese”
come elemento di mobilitazione panaraba. Bisogna comunque attendere fino
alla metà degli anni 60 perchè i termini “Palestina”
ed “identità palestinese” tornassero a far parte del
gergo politico quotidiano in seno al contesto mediorientale.
28 Maggio 1964 A Gerusalemme-Est,
in territorio giordano nasce da un congresso a cui parteciparono oltre
400 delegati palestinesi, per iniziativa della Lega degli Stati Arabi
e di Nasser, l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina),
che adottò la Carta Nazionale Palestinese, un documento di rivendicazione
ad una patria palestinese. Presidente dell'OLP fu nominato Ahmed Shukeiri,
notabile palestinese nativo di Acri, legato all'Egitto ed all'Arabia Saudita.
Si trattava al tempo di un'organizzazione sostanzialmente verticistica,
creata e diretta dall'alto e non concepita come un autonomo organismo
di lotta, ma come strumento della politica degli Stati arabi e quindi
da essi condizionata.
1° Gennaio 1965 Si
presenta sulla scena politaca Fatah (in arabo “conquista”)
attraverso un comunicato militare diffuso a Beirut in cui si rivendica
come prima azione contro “il nemico sionista” un modesto attentato
contro un'istallazione idrica che verrà celebrato come l'inizio
della lotta di liberazione. Il movimento politico si era costituito nei
mesi che vanno dal 1961 al 1963, parallelamente rispetto all'OLP con cui
il movimento guidato da Yasser Arafat non aveva alcun rapporto ed era
anzi inviso all'organizzazione guidata da Shukeiri e dai regimi arabi
per la sua autonomia e per la sua visione della lotta palestinese, che
contestava, tra l'altro, il fatto che una parte del territorio palestinese
fosse sotto dominio arabo (egiziano e giordano). Come conseguenza il movimento
politico guidato da Arafat venne dichiarato illegale nei paesi arabi,
lo stesso Arafat, arrestato prima in Siria e poi in Libano, trascorse
51 giorni in carcere.
7 Aprile 1967 Alcuni
aerei della IAF ( Israeli Air Force) bombardano la periferia di Damasco
abbattendo sei Mig siriani a causa della presunta collaborazione tra la
Siria e la nascente resistenza palestinese, il governo israeliano minacciò
congiuntamente di essere pronto a rovesciare il regime baasista.
5 Giugno 1967 Inizio
della guerra dei sei giorni. La crescita delle tensioni tra Israele ed
i paesi confinanti, accusati di offrire asilo alla resistenza palestinese,
al tempo non ancora ben organizzata, portarono alla nascita di un fronte
arabo composta da Egitto, Siria e Libano a cui si aggiunse anche la Giordania,
nonostante i suoi ottimi rapporti con gli Stati Uniti e la scelta della
non belligeranza con Israele. Tale decisione venne motivata dalla necessità
di tenere a freno l'insorgenza delle masse arabe e palestinesi in Giordania
con cui re Hussein non era intenzionato a scontrarsi.
10 Giugno 1967 Il mondo
arabo è sotto shock, Israele in circa sei giorni aveva respinto
ogni offensiva araba e si trovava ad occupare tutta la Palestina, il Sinai
egiziano e le alture del Golan, dopo aver inflitto agli eserciti arabi
una sconfitta umiliante e senza precedenti. Per i palestinesi la sconfitta
e l'occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza diedero vita
ad un nuovo esodo forzato. Da questo momento il ruolo dei paesi arabi
nella questione palestinese passò in subordine per fare spazio
alla nascita di un movimento clandestino di resistenza armata organizzato
inizialmente dallo stesso Arafat.
Estate 1967 Con la risoluzione
numero 242 del 1967 l'Assemblea delle Nazioni Unite sancisce l'illegittimità
dell'occupazione della Cisgiordania, delle alture del Golan e della Striscia
di Gaza e stabilisce la necessità del ritiro di Israele dai Territori
Occupati.
Ottobre 1967 George Habash
creò il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, FPLP,
si tratta di un movimento di ispirazione marxista che concepiva la lotta
di liberazione palestinese in un'ottica generale all'interno di un processo
di liberazione dei lavoratori per trasformare tutta la società
araba in termini marxisti-leninisti, pochi mesi dopo dall'organizzazione
fuoriesce il gruppo che si ritrovava attorno alla figura di Nayef Hawatimeh,
denominato Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, FDLP,
su posizioni filo-sovietiche e favorevole alla proposta dei “due
popoli per due stati”.
21 Marzo 1968 Battaglia
di Karameh. Alla fine del 1967 Israele aveva ucciso oltre 60 guerriglieri
palestinesi, per stroncare la guerriglia alle radici l'IDF decise di attaccare
il villaggio di Karameh, sulla sponda orientale del fiume giordano, in
territorio giordano, dove aveva sede il quartier generale palestinese.
Avvisato dai servizi segreti giordani, Arafat scelse di non fuggire ma
di accettare lo scontro imminente, mentre i miliziani di Fatah si trinceravano
nel villaggio quelli del FPLP si arroccavano sulle alture retrostanti.
Quando gli israeliani sferrarono l'attacco, violando la sovranità
giordana ed entrando in territorio straniero con reparti corazzati e lanci
di paracadutisti la resistenza fu tenace ed inattesa, appoggiata dall'artiglieria
giordana che intervenne in battaglia contravvenendo agli ordini di re
Hussein. Dopo una giornata di scontri gli israeliani si ritirarono dopo
aver lasciato sul campo una trentina di uomini ed una trentina di carri
armati, l'abitato di Karameh era praticamente distrutto ma l'impatto emotivo
che ottenne l'impresa militare di una Resistenza che aveva vinto ed era
rimasta in piedi ed operativa fu enorme e costituì un'importante
eredità per il futuro.
Estate 1968 I gruppi
di guerriglia palestinese aderirono all'OLP che perse la sua natura burocratica,
sotto il controllo dei paesi arabi per divenire un'organizzazione cornice
di un movimento di resistenza.
Febbraio 1969 Il Consiglio
Nazionale Palestinese, organo legislativo dell'OLP, elesse Yasser Arafat
alla presidenza dell'organizzazione, il leader e fondatore di Al Fatah
divenne così il leader riconosciuto di tutta la resistenza.
Ottobre/Novembre 1969
Il governo libanese, accusato di collaborazionismo con i palestinesi da
Israele si trova a dover fronteggiare le continue rappresaglie israeliane
in Alta Galilea. In Libano risiedeva una classe dirigente cristiano-maronita,
di destra ed antinasseriana, imposta al momento dell'indipendenza dai
francesi e sempre più contestata dalla popolazione araba. Fù
così che il governo libanese per frenare le rappresaglie decise
di attaccare la resistenza palestinese che ebbe la meglio nel corso di
numerosi scontri contro un'esercito libanese paralizzato dalla divisione
tra gli ufficiali cristiani e le truppe musulmane. La crisi venne risolta
grazie all'intermediazione di Nasser che convocò le parti al Cairo
e le spinse a stringere un accordo sul coordinamento delle attività
della Resistenza con gli interessi libanesi. La scelta della Resistenza
fu però quella di traslocare ad Amman sperando che la capitale
giordana divenisse la Hanoi palestinese.
17 Settembre 1970 La
Resistenza palestinese esule in Giordania aveva intensificato le sue azioni
entrando in conflitto con le stesse autorità giordane. La notte
del 16 Settembre re Hussein nominò un governo militare presieduto
dal generale beduino Al Majali che scatenò un'offensiva contro
i campi profughi palestinesi all'alba del 17 con un largo utilizzo di
proiettili al fosforo ed al napalm. Quello che avrebbe dovuto essere un
bliz di 48 ore contro la resistenza divenne uno scontro aperto tra esercito
giordano e Resistenza palestinese che si protrasse per oltre dieci giorni
e causò tra i palestinesi più di 20mila morti, l'episodio
passerà alla storia con il nome di Settembre Nero.
27 Settembre 1970 In
un vertice al Cairo Nasser convoca re Hussein ed Arafat, l'incontro che
pose fine alle ostilità sancì anche l'espulsione dell'OLP
dalla Giordania, il giorno dopo Nasser moriva stroncato da un infarto.
L'OLP si trasferì nuovamente a Beirut.
Ottobre 1973 Scoppia
la guerra del Kippur, dal nome della festività ebraica. Gli eserciti
di Siria ed Egitto, a fronte delle continue tensioni e dei continui incidenti
diplomatici sulla violazione della sovranità dei singoli stati
lanciano un'offensiva congiunta contro Israele. Gli Egiziani oltrepassano
il Canale di Suez mentre le truppe siriane attaccano il Golan. Intervengono
segretamente a sostegno di Israele in forte difficltà gli Stati
Uniti che tramite i satelliti spia forniscono all'IDF utili informazione
sulla collocazione dei contingenti e delle teste di ponte nemiche. Israele
riesce ad arrestare in extremis l'offensiva egiziana e lancia un violento
contrattacco tanto da arrivare a meno di 100 kilometri dal Cairo.
Gennaio 1974 Conferenza
di pace di Ginevra, davanti ad osservatori delle Nazioni Unite Israele
firma due accordi separati, la pace con l'Egitto a Gennaio e l'armistizio,
tuttora vigente con la Siria a Maggio.
Maggio 1974 Il Consiglio
Nazionale Palestinese approva un programma politico di dieci punti proposto
da Arafat, che emendava la Carta Nazionale, i due nuovi elementi introdotti
furono l'ammissione di altri mezzi di lotta oltre quelli armati, conferendo
centralità alla proposta politica, e l'idea che potesse nascere
uno stato palestinese accanto ad uno stato ebraico.
13 Novembre 1974 Arafat
parla dalla tribuna del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, tale intervento
era maturato a seguito delle pressioni dei paesi socialisti e non allineati,
Yasser Arafat si presentò con la sua uniforme tradizionale e la
kefiah in testa e pronunciò un'appassionante discorso passato alla
storia come il discorso “del fucile e del ramoscello d'ulivo”.
26 Gennaio 1975 Scoppia
la guerra civile libanese. La scintilla è rappresentata dai violenti
scontri scoppiati a Sidone durante uno sciopero di pescatori musulmani
di sinistra che protestano contro una società di pesca dell'ex
presidente Camille Chamoun, i guerriglieri palestinesi intervennero a
difesa degli scioperanti contro l'esercito libanese, di li a poco la situazione
assunse i connotati di una guerra civile che durò 15 anni, dal
1975 al 1990 causando 150 mila morti e distruggendo un paese. A fronteggiarsi
furono numerose fazioni, divise tra il fronte palestino-progressista,
che raggruppava le formazioni di sinistra ostili rispetto alla classe
dirigente post coloniale cristiano-maronita ed i miliziani falangisti
di estrema destra e di ispirazione fascista alleati di Israele. Milizie
druse, esercito siriano, signori della guerra e capipopolo locali avranno
nel conflitto un ruolo cangiante, sempre ambiguo e determinante per il
prosieguo di uno stato di gerra.
14 Marzo 1978 Con la
scusa di distruggere le basi della guerriglia palestinese da cui partivano
continui attacchi contro le postazioni militari israeliane, l'esercito
israeliano invade il sud del Libano, l'ONU intervenne esprimendo un'unanime
condanna internazionale ed inviando in Libano 4mila caschi blu, gli USA
appoggiarono la risoluzione.
13 Giugno 1978 Israele
accettò la pax americana mirata a creare un nuovo asse Egitto-Israele
tale da rompere, attraverso l'intermediazione di Sadat, che il 19 Novembre
1977 si era recato in visita a Gerusalemme, il fronte arabo anti-imperialista.
Israele si ritirò dal Libano lasciandosi alle spalle una milizia
addestrata e chiamata esercito del Libano del sud.
18 Settembre 1978 Accordi
di Camp David. Il presidente americano Carter convocò a Camp David
il presidente egiziano Sadat e Beghin, primo ministro di Israele esponente
del Likud, i quali sottoscrissero un accordo che nel giro di cinque mesi
porterà alla firma della pace separata Egitto-Israele. Camp David
rappresenta un esplicito tentativo di liquidazione per la questione palestinese,
cercando di concludere una pace globale Sadat e Beghin, con la benedizione
di Carter, prevedono per i palestinesi, senza averli consultati, un quinquennio
di autonomia amministrativa per le persone e non per il territorio ed
una trattativa su un imprecisato status finale dei territori, inficiata
dalla volontà israeliana manifesta di non voler tornare ai confini
del 1967.
Marzo 1979 Ratifica a
Washington degli accordi di Camp David, l'Egitto viene isolato dagli altri
stati Arabi.
30 Luglio 1980 Con una
legge ordinaria la Knesset (il parlamento israeliano) proclama Gerusalemme
"capitale intera ed unificata dello stato di Israele" annettendola
illegalmente in violazione delle risoluzioni O.N.U. n°181 e n°
246.
Luglio 1981 L'OLP si
impegna a rispettare un cessate il fuoco lungo il confinetra Israele ed
il Libano.
6 Giugno 1982 Per la
seconda volta in quattro anni Israele invade il Libano utilizzando come
pretesto un'attentato compiuto dal gruppo dissidente di Abu Nidal a Londra
contro l'ambasciatore israeliano. L'operazione “Pace in Galilea”
e voluta dal ministro della difesa e futuro premier Ariel Sharon prevede
l'invasione ed il successivo controllo di una fascia di 40 kilometri in
territorio libanse per assicurare i confini israeliani da eventuali incursioni
ed attacchi. In due settimane gli israeliani uccidono 14 mila palestinesi
e dilagano in tutto il sud del Libano ancora percorso dalla guerra civile
che a più riprese continua a devastare il paese.
13 Giugno 1982 Le armate
israeliane per volontà del ministro Sharon entrano a Baabda, settore
cristiano di Beirut dove sorge il palazzo presidenziale, accolte trionfalmente
dai falangisti. Per 78 giorni si protrarrà l'assedio di Beirut
che costerà la vita a 7mila civili libanesi.
21/30 Agosto 1982 Dopo
una telefonata di Regan al premier israeliano Baghin che fece seguito
a febbrili trattative, iniziò da parte israeliana la sospensione
delle attività militari, e iniziò l'esodo dei fedayin palestinesi.
Sotto la protezione di una forza multinazionale franco-italo-americana
partirono via terra alla volta di Tunisi 12mila palestinesi, in gran parte
guerriglieri e quadri politici dell'OLP, il 30 Agosto fu la volta di Arafat
che venne salutato dalla popolazione libanese con gli onori riservati
a un capo di stato. Nella zona nord del Libano, quella controllata dai
siriani i fedayin palestinesi restarono al loro posto. Pochi giorni dopo
prendendo come pretesto l'omicidio ( commesso da ignoti) del leader falangista
Bashir Gemayel, eletto presidente del Libano all'ombra dei carri armati
di Sharon, gli israeliani invasero Beirut-Ovest violando palesemente gli
accordi presi ed assediando i campi profughi palestinesi alla periferia
della città.
16-18 Settembre 1982
Massacri di Sabra e Chatila. Per vendicare l'omicidio di Gemayel i miliziani
falangisti penetrano nei campi profughi di Sabra e Chatila, il cui accesso
era controllato dagli israeliani e diedero inizio ad un sistematico massacro
dei palestinesi. I soldati israeliani che informarono tempestivamente
il ministro Sharon ricevettero l'ordine di illuminare a giorno con un
fitto lancio di razzi bengala i campi per favorire il massacro di civili
da parte dei miliziani falangisti. Dopo due giorni di massacri costati
la vita ad un numero imprecisato di palestinesi (la cifra più accreditata
è di circa 3mila morti) gli israeliani bloccarono la strage lasciando
comunque fuggire gli esecutori materiali con la stessa facilità
con cui erano entrati, Sharon divenuto temporaneamente impresentabile
sul piano politico fu costretto a dimettersi dalla carica di Ministro
della Difesa.
1 Ottobre 1985 Aerei
della IAf violano il territorio tunisino bombardando la sede dell'OLP
a Tunisi.
5 Dicembre 1987 Nasce
a Gaza in contrasto con la linea giudicata troppo colloquiale delle forze
dell'OLP il movimento di Hamas grazie alla collusione ed alla complicità
del Mossad (Iservizi segreti israeliani) convinti di poter creare un fronte
interno e fondamentalista per delegittimare Arafat, l'OLP e l'impostazione
laica della Resistenza Palestinese
8 Dicembre 1987 Scoppia
la prima intifada. Dopo una serie di scioperi generali che hanno paralizzato
i territori occupati e che videro impegnato l'esercito israeliano nel
tentativo di far riaprire i negozi, un'episodio apparentemente quotidiano,
come un incidente stradale, (un colono ebreo alla guida di un camion investì
ed uccise quattro palestinesi) diede il via ad una sommossa popolare inaspettata
con l'OLP in esilio a Tunisi e la Resistenza fiaccata dall'apparato militare/repressivo
israeliano. In arabo intifada significa letteralmente “scrollarsi
di dosso”, la popolazione dei Territori Occupati aveva deciso spontaneamente
di scrollarsi di dosso l'occupazione con una sollevazione di massa, unica
per portata e consistenza nella storia palestinese. La rivolta di massa
trovò la sponda degli arabi di Israele, (vale a dire i palestinesi
che vivono nel territorio assegnato allo stato ebraico nel 1948) e dell'associazione
pacifista israeliana Peace Now e del Partito Comunista Israeliano. La
popolazione in lotta e le organizzazioni di massa convogliate all'interno
del percorso spontaneo e per certi versi naturale rilanciano la richiesta
di due popoli per due stati.
10 Gennaio 1988 Dieci
donne israeliane, vestite di nero, manifestano in maniera silente contro
l'occupazione dei Territori Palestinesi in una piazza nel centro di Gerusalemme,
nasce così il movimento delle Donne in Nero.
15 Novembre 1988. Dichiarazione
di Indipendenza. Riunitosi ad Algeri il Consiglio Nazionale Palestinese
adotta a larghissima maggioranza la “Dichiarazione di Indipendenza”,
in maniera unilaterale come quarant'anni prima aveva fatto Israele, sancendo
il principio di due popoli per due stati e recependo le risoluzioni n°
242 e n° 338 delle Nazioni Unite, individuando nel 22% del territorio
la terra del neonato Stato Palestinese rispetto al 42,88% del piano di
spartizione del 1947.
Nella sede dell'O.N.U. a Ginevra Arafat riconosce lo stato d'Israele.
Inverno 1989 Il segretario
di stato americano James Baker propone un percorso di pacificazione attraverso
il superamento della non rappresentatività degli accordi di Camp
David. Il piano, contrattato indirettamente con l'OLP prevedeva che i
ministri degli esteri di di USA, Israele ed Egitto (quest'ultimo paese
in consultazione diretta con l'OLP) concordarono la formazione di una
delegazione palestinese non ufficiale dell'OLP, ma da essa gradita che
si sarebbe incontrata al Cairo con una delegazione israeliana per organizzare
libere elezioni in Cisgiordania e a Gaza e discutere del futuro di quei
territori.Gli accordi di Camp David furono superati nonostante un'impostazione
macchinosa, attraverso l'idea di un'entità autonoma nei territori
e di un negoziato diretto tra palestinesi ed israeliani.
Marzo 1990 Il premier
israeliano Shamir affonda il piano Baker ed insieme ad esso il governo
di unità nazionale dove il laburista Shimon Peres rivestiva il
ruolo di ministro degli esteri, per poi formare a giugno un governo con
i mini partiti dell'ultra destra razzista ortodossa. Nei Territori Occupati
continua l'intifada.
Gennaio 1991 Scoppia
la guerra del Golfo, l'Iraq di Saddam Hussein lancia contro Israele 41
missili Scud, Israele non reagisce, costretto all'autocontrollo dalle
pressioni americane che temono in caso di intervento lo sfaldamento della
componente araba della coalizione.
Primavera 1991 James
Baker torna in Medioriente con un nuovo piano di pace che prevede entro
un anno la convocazione di una conferenza di pace come prodromo per le
trattative bilaterali tra Israele ed i singoli paesi arabi. La radicale
opposizione del premier israeliano Shamir viene meno dietro un credito
di 10 milioni di dollari da parte dell'amministrazione USA.
31 Ottobre 1991 Si riunisce
a Madrid la conferenza di pace.Per la prima volta israeliani e palestinesi
siedono faccia a faccia ad un tavolo negoziale diplomatico. I palestinesi
presenti all'interno della delegazione giordana dopo pochi giorni si dividono
per creare accanto alla delegazione giordana quella palestinese.
Giugno 1992 I laburisti
guidati da Shimon Peres e da Yitzhak Rabin vincono le elezioni dopo aver
portato avanti la campagna elettorale promuovendo l'avvio di un processo
di pace. Nei Territori Occupati continua l'intifada.
Estate 1993 Finisce la
prima intifada il bilancio è drammatico: 1200 palestinesi uccisi
dai coloni e dai soldati, più di 740 uccisi dai militanti dell'intifada
poiché collaborazionisti, 140 israeliani morti. A Oslo con la mediazione
del governo norvegese emissari di Israele e dell'OLP trattano per tutta
l'estate.
9-10 Settembre 1993 Israele
ed OLP con uno scambio di lettere tra Arafat e Rabin si riconoscono
reciprocamente.
13 Settembre 1993 Sul
prato della Casa Bianca a Washington Yasser Arafat Yitzhak Rabin e Shimon
Peres, alla presenza dei rappresentanti della comunità internazionale
si stringono la mano e firmano il documento che passerà alla storia
come “Gli Accordi di Oslo”.
4 Maggio 1994 Al Cairo
vengono ratifiate le modalità di applicazione dell'Accordo di Washington,
detto Oslo I. L'IDF si ritira da Gaza e Jerico e i poteri civili vengono
formalmente assunti dall'ANP.
1 Luglio 1994 Yasser
Arafat torna in Palestina dopo che il governo israeliano e l'Autorità
Nazionale Palestinese hanno raggiunto un accordo per decidere dello status
del distretto di Jerico e della Striscia di Gaza.
12 Luglio 1994 Arafat
si stabilisce a Gaza che diviene temporaneamente la sede dell'Autorità
Nazionale Palestinese.
28 Settembre 1995 Viene
siglato un successivo accordo transitorio, detto Oslo II, sull'estensione
dell'autonomia ad alcune parti della West Bank suddivisa in zone denominate
A,B,C. Le zone di fascia che da 2 (Gaza e Jrico) diventano 8 (anche se
Hebron vine considerata tale solo in parte) e sono sotto il pieno controllo
dell'ANP. Quasi tutti i villaggi diventano zone B, sotto il controllo
amministrativo palestinese ma con controlo militare israeliano, il resto
della West Bank (il 70% del territorio) viene considerato zona C sotto
la piena occupazione israeliana.
4 Novembre 1995 Yitzhak
Rabin - al quale l'anno precedente era stato consegnato il premio Nobel
per la pace insieme a Yasser Arafat e al ministro degli Affari esteri
di Israele Shimon Peres – viene assassinato a Tel Aviv da un estremista
israeliano.
20 Gennaio 1996 Si tengono
le prime storiche elezioni nei Territori Palestinesi Fatah è il
primo partito.
Aprile 1996 Durante l'operazione
"Grappoli di Furore", primo ministro è la "colomba"
Shimon Peres l'artiglieria israeliana bombarda una sede dell'O.N.U. presso
Cana in Libano. Nell'ocacsione Israele uccide oltre 100 civili in una
delle tante rappresaglie sul Libano meridionale, dopo aver violato la
sovranità di molti stati, l'IDF viola anche quella dell'O.N.U.
30 Maggio 1996 Il Likud
torna al governo, i laburisti escono sconfitti dalla tornata elettorale
e la carica di premier viene affidata a Benjamin Netanyahu, l'elettorato
israeliano è preoccupato dagli eventuali sviluppi di un simulacro
di autonomia palestinese.
24 Settembre 1996 Su
decisione del nuovo governo delle destre iniziano i lavori di costruzione
per un tunnel che passa sotto la città vecchia in direzione di
Gerusalemme-Est, violando di fatto la zona araba della città, ne
nascono aspri scontri tra palestinesi e forze dell'ordine che costano
la vita ad oltre settanta palestinesi.
28 Settembre 1996 Una
risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U. decreta la sospensione
dei lavori di costruzione del tunnel.
23 Ottobre 1998 Alla
presenza di Bill Clinton e di re Hussein di Giordania, Arafat e Netanyahu
siglano l'accordo di Wye River attraverso il quale si impegnano sostanzialmente
ad impegnarsi nell'adempimento reciproco di quanto previsto dagli accordi
di Oslo e sul ritiro delle truppe israeliane dalla West Bank.
1999 Il premier israeliano
Netanyahu viene coinvolto in uno scandalo fionanziario da cui uscirà
prosciolto, tale coinvolgimento scatena un terremoto politico che porta
in poco tempo alla caduta del governo.
17 Maggio 1999 Il partito
Laburista israeliano vince le elezioni anticipate successive all'incriminazione
dell'ex premier Netaniahu, il nuovo primo ministro dello stato ebraico
è Ehud Barak.
4 Settembre 1999 Accordi
di Sharm el-Sheik per il prosieguo ed il rispetto dei precedenti accordi
che resteranno però disattesi. Le due parti si danno un anno di
tempo per pianificare una soluzione definitiva.
11 Luglio 2000 A Camp
David Clinton convoca Barak ed Arafat per rilanciare il processo di pace.
Il summit si conclude con un nulla di fatto. I punti della discordia sono
lo status di Gerusalemme-Est capitale del futuro stato palestinese, il
problema dei profughi, delle falde acquifere e degli insedimenti ebraici.
28 Settembre 2000 Ariel
Sharon presidente del Likud e nemico interno dell'ex premier Netanyahu
decide di compiere la provocatoria visita alla spianata delle Moschee
scortato da oltre mille uomini in armi, seguono gravi scontri che danno
il via alla seconda intifada.
14 Febraio 2001 L'intifada
dilaga, inizia dopo le elezioni il governo di coalizione tra Likud e laburisti
a cui vanno i dicasteri di Esteri e Difesa assegnati rispettivamente a
Shimon Peres e Ben Eliezer.
Ottobre 2001 Viene ucciso
in un attentato il ministro del turismo israeliano Ze'evi, la repressione
israeliana è brutale ed indiscriminata, viene occupata l'Orient
House, dede dell'OLP a Gerusalemme, i Territori vengono sigillati ed occupati
e si intensificano gli omicidi mirati di esponente politici palestinesi.
Gennaio 2002 Nasce in
Israele il movimento dei Refusnik: 50 militari riservisti si rifiutano
di prestare servizio nei Territori Palestinesi, in pochi mesi il numero
sale ad oltre 500.
Febbraio 2002 L'Arabia
Saudita propone un piano di pace che prevede il riconoscimento di Israele
da parte di tutti i paesi della Lega Araba.
Aprile 2002 Nel corso
della criminale operazione "Scudo Difensivo" inizia l'assedio
alla Basilica della Natività congiuntamente agli attacchi contro
Nablus, Jenin, Ramallah e tutte le principali città palestinesi.
Aprile 2002 Arrestato
Marwan Barghouti esponente di Fatah, verrà in seguito condannato
a nove ergastoli.
Maggio 2002 Israele sospende
l'assedio alla Basilica della Natività a Betlemme ed alla Muqata,
sede dell'ANP.
Giugno 2002 Iniziano
i lavori di costruzione del Muro della Vergogna
Settembre 2002 Nuovo
assedio alla Muqata, l'O.N.U. attraverso la Risoluzione n° 1435 ne
chiede la sospensione.
Ottobre 2002 USA, Russia,
Unione Europea e Nazioni unite propongono la Road Map, in un calendario
articolato in tre tappe e destinato a concludersi entro il 2005.
Novembre 2002 I ministri
Laburisti escono da governo, Sharon annuncia nuove elezioni entro 3 mesi.
Gennaio 2003 Likud e
Shinui vincono le elezioni, Sharon è riconfermato premier, i laburisti
complici del premier criminale scivolano al minimo storico.
19 Marzo 2003 Una volontaria
dell'International Solidarity Movement, la Statunitense Rachel Corrie
di 23 anni viene uccisa da un bulldozer israeliano mentre tenta di impedire
l'abbattimento di una abitazione palestinese a Gaza.
10 Aprile 2003 Tom Hurndall,
21 anni Inglese di Manchester viene ucciso con un colpo alla nuca da un
soldato israeliano mentre come volontario dell'ISM accompagna a scuola
alcuni bambini palestinesi nella striscia di Gaza.
28 Aprile 2003 Abu Mazen
(Mohammed Abbas) è il nuovo premier palestinese, la sua figura
è gradita a Israele e Stati Uniti.
Maggio 2003 LA Road Map
viene accettata da entrambe le parti.
Giugno 2003 Ad Aqaba
in Giordania avviene il primo incontro tra Abu Mazen e Sharon davanti
al presidente americano George W.Bush
6 Settembre 2003 Dopo
sempre più aspri contrasti con Yasser Arafat, presidente dell'ANP,
Abu Mazen si dimette e gli succede Ahmed Qurei detto Abu Ala.
22 Marzo 2004 Un blitz
dell IAF uccide a Gaza lo sceicco Ahmed Yassin, tetraplegico e considerato
l'ispiratore di Hamas. Nell'omicidio mirato persero la vita altre sette
persone, con questo ennesimo crimine è salito ad oltre 150 il numero
dei militanti palestinesi uccisi da Israele con gli omicidi mirati.
17 Aprile 2004 Abdel
Aziz Rantissi leader politico di Hamas dopo l'omicidio dello sceicco Yassin
viene ucciso nel centro di Gaza City da due missili lanciati da un elicottero
israeliano nel'attentato ha perso la vita anche il figlio del leader sunnita.
21 Aprile 2004 Viene
liberato il tecnico Mordechai Vanunu dopo 18 anni di prigione per avere
rivelato i segreti dei programmi nucleari militari israeliani.
6 Giugno 2004. Un tribunale
di Tel Aviv condanna il segretario generale di al Fatah in Cisgiordania,
Marwan Barghuti, a cinque ergastoli.
10 Luglio 2004 Secondo
la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja il Muro dell'Apartheid viola
palesemente il diritto internazionale, in Israele nel frattempo proseguono
a ritmi serrati i lavori di costruzione.
7 Ottobre 2004. Un'autobomba
esplode contro l'Hotel Hilton a Taba, in Egitto, località dove
si recano in vacanza quasi esclusivamente cittadini israeliani. Altre
due autobomba esplodono in due campeggi nel Sinai. Restano uccise 34 persone
tra cui due sorelle italiane. Gli attentati sono rivendicati da due gruppi
islamici.
27 Ottobre 2004. La Knesset
approva il piano di ritiro da Gaza proposto dal premier Sharon. Il piano
prevede il ritiro entro il 2005 da 21 insediamenti di Gaza e da quattro
della Cisgiordania.
11 Novembre 2004 All'età
di 75 anni muore a Parigi Yasser arafat presidente dell'ANP.
12 Novembre 2004. Il
feretro di Yasser Arafat, dopo la cerimonia funebre al Cairo, viene trasferito
e tumulato a Ramallah.
9 Gennaio 2005. Si tengono
in un clima di disinteresse collettivo le elezioni presidenziali per scegliere
il successore di Yasser Arafat. La viglia elettorale è stata caratterizata
da tensioni interne e dichiarazioni confuse di esponenti locali che prima
hanno annunciato la propria candidatura e poi dopo contrattazioni non
facili l'hanno ritirata. L'affluenza alle urne è scarsa tanto che
il comitato elettorale decide in extremis di prolungare di due ore l'orario
alla fine l'affluenza che all'orario precedentemente indicato era del
50% sale al 70%. Il vincitore è come da pronostico l'ex primo ministro
Mahmoud Abbas detto Abu Mazen che ottiene il 62,32% dei voti. Il candidato
della realtà di movimento Al Mubadra, nata dal percorso comune
di singole associazioni e di Fronte Popolare (FPLP) e Fronte Democratico
(DFLP), il dottor Mustafa Bargouti ha ottenuto il 20% dei voti.
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